La parola coworking non è di nuova invenzione. Già in alcune pubblicazioni del 1628 veniva elogiato il potere del “lavorare insieme” delle comunità religiose. Il significato però si è evoluto nel tempo fino a quello odierno: una rappresentazione del lavoro indipendente, ma nello stesso tempo insieme ad altri.

 

 

NO all’isolamento, sì alla comunità!

 

Gli spazi di coworking si sviluppano inizialmente allo scopo di sfuggire alle distrazioni degli ambienti troppo affollati o isolati, come l’ambiente domestico.

Brad Neuberg nel 2005 ha fondato il primo vero coworking. Brad desiderava beneficiare delle esternalità positive create dall’interazione. L’idea era quella di approfittare delle relazioni che si creano in un ambiente lavorativo condiviso. La presenza di numerosi professionisti dello stesso settore o di settori diversi nello stesso ambiente, comporta la  “contaminazione” delle idee.

 

Big ideas, need big spaces

 

Alla fine della seconda guerra mondiale, studi fatti sulle Westgate West, indagarono il comportamento di giovani studenti tornati dalla guerra.

Gli studiosi si resero conto che gli studenti non socializzavano, nonostante l’esperienza condivisa. Fu la condivisione di uno spazio comune ad aiutarli, e a spingerli a cooperare: più di 50 anni dopo, questa teoria fu applicata anche negli uffici della Pixar.

Steve Jobs, ridisegnò gli spazi degli uffici che fino a quel momento erano divisi per funzione (computer scientist, animatori ed executives), creando un unico ampio spazio che ospitava l’intero team della Pixar. John Lasseter, direttore creativo, affermò di non aver mai visto tanta collaborazione e creatività tutta insieme.

Oggi questa convivenza continua a produrre performance di successo.

 

Abbattiamo i muri: spazio al design!

 

Abbattimento delle barriere architettoniche, sostituite da spazi aperti e luminosi: questo il primo ingrediente di uno spazio di coworking efficace.  Il clima è tranquillo e privo di competizione, ogni persona può essere per un utile aiuto alla realizzazione dei propri progetti, in un continuo scambio di suggerimenti e idee.

Il coworking, a metà tra un classico ufficio ed un ambiente domestico, presenta una struttura fisica studiata appositamente per facilitare le relazioni. Pensiamo ad esempio ad una cucina disposta in un’area comune: per usufruire dei suoi servizi le persone sono obbligate a condividere lo spazio. In questo modo è facile parlare qualcuno  mentre si sorseggia un caffè!

Gli ambienti vengono valorizzati, ripensati per un uso più creativo e pratico e soprattutto allo scopo di stimolare il dialogo tra i lavoratori (nel rispetto di chi sta lavorando e ha bisogno di concentrazione).

Uno spazio poliedrico e multifunzionale, utile sia ai freelance (il cui lavoro li spinge spesso all’isolamento) sia a coloro che desiderino ampliare la propria rete di conoscenze e condividere un progetto comune pur lavorando stabilmente in un ufficio.

 

Parliamo di numeri..

 

Nei coworking 1 lavoratore su 3 è freelance, ma il numero è in continua crescita. Si tratta di lavoratori che dovendo sostenere la propria attività in maniera quasi autonoma, e per questo si affidano a realtà come quella del  coworking per cercare di ridurre il rischio di impresa e contemporaneamente creare nuove opportunità.

Secondo la Economics Freelance Survey, questa è inoltre un’opportunità per i freelance di regolarizzare il lavoro sommerso: la maggior parte delle loro attività, proprio per i costi, tende a non essere regolarizzata.

L’aspetto sorprendente? Il range di età in cui si inserisce questa tipologia di lavoratori. Non solo nativi digitali (solo il 12%), ma adulti e in prevalenza donne tra i 30 e i 59 anni.

Essi hanno dichiarato di rappresentare l’unica fonte di reddito per la propria famiglia o comunque la parte preponderante, pur svolgendo un’attività creativa come quella del designer o dello scrittore. Si dimostra così che la redditività di questa tipologia di lavori, dipende molto anche dall’ambiente.

Il 38 % di loro, ha dichiarato infatti di guadagnare di più come freelance che nelle precedenti carriere come lavoratore dipendente, mentre il 29 % di aver trovato un lavoro proprio grazie all’assunzione di un proprio rischio di impresa.

 

Se l’ambiente è rilassante e “socievole”, le idee arrivano prima

 

Atmosfera piacevole e stimolantemotivazione che induce i lavoratori ad utilizzare spazi di lavoro condivisi. Il principale vantaggio di questa soluzione lavorativa è quello di aver saputo interpretare il bisogno di socialità di una generazione di lavoratori. Come dimostrano molti studi, questo sembra essere uno degli ingredienti per aumentare la produttività.

 

 


Lorena Raffaele

Lorena è una studentessa di Management dell’Innovazione e dell’Imprenditorialità presso l’Università degli Studi di Milano. E’ alla continua ricerca di curiosità ed innovazioni nel mondo imprenditoriale e non solo. Appassionata d’arte, ama immergersi nella natura ed esplorare nuovi posti.