Si sente spesso dire che trovare lavoro sia già un lavoro.

Questo è un tema che riguarda da vicino noi studenti, in modo particolare dopo aver ottenuto la tanto attesa laurea.

Come trovare il lavoro adatto alle proprie capacità e passioni? Cosa fare per valorizzarsi e differenziarsi dalla concorrenza?

 

 

Ci sono persone che, oltre a doversi porre simili domande, devono anche affrontare numerosi ostacoli legati alla propria condizione. Si tratta delle categorie protette, che conoscono tassi di occupazione preoccupanti nonostante le tutele previste della Legge 68/99 sul collocamento mirato. Anche la settima e ultima relazione del Parlamento sull’attuazione della Legge sottolinea che tale canale non agevola in modo significativo l’inserimento lavorativo e soprattutto non valorizza al meglio i candidati con disabilità.

Per raccogliere informazioni su questa realtà e capire quale sia la reazione situazione occupazionale in Italia, abbiamo contattato Daniele Regolo, fondatore di Jobmetoo. Nata nel 2011, Jobmetoo è un’agenzia per il lavoro riconosciuta dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Questa start-up porta le dinamiche del recruiting online anche tra le Categorie protette e conta ad oggi più di 90 mila iscritti.

 

Jobmetoo: un punto di riferimento per le persone disabili che cercano lavoro

 

Daniele ci racconta che l’idea di questa startup è nata da una riflessione sulla propria esperienza come persona disabile. Aveva l’impressione che la sua vita professionale fosse priva di un filo logico, presentandosi come una successione di impieghi temporanei, assai poco stimolanti. Nel corso degli anni è stato, tra l’altro, venditore di enciclopedie, rappresentante di calzature, dipendente pubblico in un’azienda sanitaria.

 

 

Oggi riconosce che queste esperienze di vita, positive o negative che fossero, gli hanno insegnato molto. È stata l’ultima in ordine di tempo a portarlo al punto di svolta: essere collocato, da sordo profondo, in uno sportello ospedaliero, mansione per la quale l’udito è un requisito indispensabile, lo ha convinto che dimettersi era la scelta giusta da fare. In quel momento si è reso conto che mancava  un reale punto di riferimento finalizzato a sostenere chi, come lui, doveva conciliare disabilità e lavoro.

Attualmente Jobmetoo è tra i primi player sul mercato per quantità, ma anche qualità, del database. Il fondatore non ci nasconde che raggiungere questo livello ha richiesto molto lavoro.

 

Il rapporto delle aziende con la disabilità

 

Secondo l’esperienza di Daniele, le aziende in genere non hanno scuse per non assumere disabili. La Legge 68/99 prevede obbligatorietà di assunzione a partire dai 15 dipendenti. Molto spesso le aziende hanno la consapevolezza delle normative, ma non gli strumenti per metterle in pratica. In Jobmetoo si incontrano aziende stanche di vivere la disabilità come un problema e candidati pronti a prendere in mano le proprie vite e ad autodeterminarsi grazie al lavoro.

La vera innovazione di Jobmetoo consiste nell’impiegare uno strumento esistente – il recruiting online – in un ambito nuovo. Questo è a favore del 15% della popolazione mondiale: le persone con disabilità. In un mondo in cui c’è una sempre crescente richiesta di specializzazione, ciò che serve è la possibilità di compiere un match adeguato tra un candidato con disabilità e il lavoro più adatto alle sue caratteristiche e competenze professionali.

Qualche suggerimento ai nostri colleghi

 

Abbiamo quindi chiesto a Daniele se avesse qualche suggerimento da dare ai nostri colleghi. Oltre a sottolineare l’importanza di fare esperienze all’estero, ha sostenuto che sia essenziale avere un rapporto sereno con la propria disabilità e saperla comunicare nei tempi e nei modi ideali all’azienda che assume. Il che non significa palesare semplicemente la propria condizione, ma, di concerto con l’azienda, capire quali siano i metodi migliori perché l’inserimento sia veramente efficace. Esistono diverse ricerche, anche statunitensi, dalle quali emerge che questo approccio favorisce molto l’inserimento e la crescita professionale.

Certamente non tutte le disabilità sono paragonabili” chiarisce Daniele “e due persone con la stessa disabilità sono due persone completamente diverse. Quello dell’inclusione, però, è un cammino che si fa insieme e la persona con disabilità oggi ha mezzi e consapevolezza per farsi valere come è giusto che sia.

Gli studenti vivono in prima persona le conseguenze del gap profondo tra mondo accademico e mondo lavorativo. Per questo motivo noi di Connection Lab plaudiamo le iniziative che collegano università e imprese. Un esempio è il progetto di ricerca sostenuto da Jobmetoo dal novembre 2014, dal titolo “LED: Il Lavoro E’ un Diritto. Nuove soluzioni all’auto-orientamento al lavoro e per il recruiting online di persone con disabilità”, finalizzato all’individuazione dei bisogni connessi al mondo del lavoro.

 

In conclusione

 

Per concludere, abbiamo chiesto a Daniele la sua visione del futuro. La sua risposta è un insegnamento per tutti, disabili e non, per chi si affaccia al mondo del lavoro ma anche per gli startupper che stanno lavorando ai propri progetti:

“Vivere alla giornata per obiettivi chiari, che sono a breve, medio e a lungo termine. Sicuramente espanderci oltre confine è un’ambizione, credo legittima, ma è solo nel lavorio quotidiano che si aggiunge uno strato alla volta, uno strato quasi invisibile, finché, improvvisamente, il risultato appare in tutta la sua grandezza, quale che sia la dimensione dell’obiettivo da raggiungere.”

Ringraziamo Daniele Regolo, fondatore di Jobmetoo, per averci concesso questa intervista.


Erika Panuccio

Erika si è laureata in Comunicazione pubblica e d’impresa presso l’Università degli Studi di Milano. Parla inglese e spagnolo. Le sue passioni sono letteratura, geopolitica e…fumetti!